E all’improvviso, un nuovo logo per Microsoft
Microsoft ha svelato da poche ore il suo nuovo logo, che accompagna (e supporta) questo periodo di lancio dei nuovi prodotti, tra il nuovo Outlook.com, il prossimo Windows 8 e gli aggiornamenti per Office e Windows Phone.
Si tratta del primo intervento corposo al logo della compagnia fatto negli ultimi 25 anni.
Il primo logo di Microsoft del 1975 stressa in qualche modo come Bill Gates e Pall Allen (co-fondatore della società) sono giunti al nome della società: qualcosa che si ricollegasse sia ai “microcomputer” (ovvero quella macrocategoria che comprendeva “home computer” prima e “personal computer” dopo) che al “software”. Il carattere è rispecchia completamente la sua epoca, evocando atmosfere disco da febbre del sabato sera.
Il secondo logo, con le discendenti allungate e di tagli diagonale, fa riferimento alla moda del 1980 per i loghi dei videogiochi. Forse proprio per questo carattere così “modaiolo” è stato abbandonato dopo solo 2 anni, quando ha fatto il suo debutto un terzo logo, caratterizzato da una “o” stilizzata e percorsa da linee orizzontali che fa da punto di congiunzione tra le due parole componenti il nome.
Nel 1987 arriviamo invece al logo disegnato da Scott Baker. È soprannominato “Pac Man” per via del taglio della lettera ”o”, che la congiunge alla “s” e per la legatura tra la “f” e la “t”. Un logo solito e stabile, tanto che è riuscito ad arrivare fino ad oggi subendo solo piccolissimi restyling e dei cambi allo slogan (“Where do you want to go today?” 1994-2002, “Your potential. Our passion” 2006-2011, “Be What’s Next” 2011-2012).
E così arriviamo al nuovo logo, con un intervento che per la prima volta nella storia del brand affianca un simbolo alla tipografia.
Si passa ad un font molto più leggero, sia a livello di peso (perde infatti il bold e l’italic) sia di colore (con l’uso una tonalità scura di grigio al posto di un nero 100%). Jeff Hansen, il general manager della brand strategy, descrive il cambiamento con un “segnale di eredità, ma anche del futuro, novità e freschezza”.
Il font utilizzato è il Segoe, un font di proprietà della stessa Microsoft e utilizzato da anni nei suoi prodotti, nella comunicazione e che ha un ruolo di risalto nella nuova interfaccia utente di Windows 8. Molti sottolineano l’importanza della legatura tra la “f” e la “t” come un’eredità del vecchio logo, ma diciamocelo: quale font odierno non ha questa caratteristica?
L’elemento grafico si rifà da una parte alla tradizione del logo colorato di Windows, ma dall’altra incopora la novità e la freschezza di cui parlava Hansen la ricollegasi al nuovo look & feel pulito, ordinato, colorato che sta caratterizzando i nuovi prodotti dell’azienda di Seattle.
Come non collegare i quadrati rosso, verde, azzurro e giallo alle tiles, le “tessere” che compongono l’interfaccia Metro (pardon, Modern UI) di Windows Phone e di Windows 8? Come non trovare una notevole familiarità con il logo di Windows 8 o del nuovo Outlook.com?
Ma con il logo nasce anche un nuovo sistema del branding di Microsoft: i quattro colori vogliono simboleggiare la diversità del portfolio prodotti offerto dalla società. E infatti, si ritrova subito il rosso, il verde e l’azzurro nei loghi di Office, Xbox e Windows. E il giallo? Qualcosa bolle in pentola?
Il nuovo logo ha già fatto la sua comparsa in diverse aree del sito di Microsoft.com e sulla pagine social dell’azienda (Twitter, Facebook). Verrà utilizzato per una nuova serie di spot TV e, ovviamente, per tutti i prodotti rilasciati dall’autunno in poi.
Maggiori info:
Press Release ufficiale
Sparrow + Google
È recentissima la notizia, diffusa tramite il sito ufficiale di Sparrow, che Google ha comprato la società. Non si hanno dettagli sul costo dell’operazione ma si parla di under $25 million.
Caratteristica fondamentale di Sparrow era l’interfaccia: semplice, pulita, efficace. Caratteristiche che mancano sull’app iOS di Gmail.
E di fatti presto i 5 componenti del team di sviluppo di Sparrow si trasferiranno da Parigi al campus di Mountain View, con l’intento di portare polish, “beauty” and ease of use a tutta l’esperienza Gmail. Nessun lavoro specifico di piattaforma e limitato ad iOs, ma un lavoro che si estenderebbe sicuramente anche ad Android e – chissà – Mac e Windows?
Rimane però il colpo da incassare per chi ha creduto e investito nell’applicazione, presente sia per Mac (in versione ad-ware o a pagamento per 10$) che – da pochi mesi – per iOs (2,50$): pur garantendo supporto e security updates all’app, non verranno implementate nuove caratteristiche.
Ciao ciao notifiche push su iOs, nonostante le promesse. Addio Sparrow.
altre info: The Verge
Twitter app update: notifiche, link da espandere e la nuova icona
L’estetica prima di tutto, si sa. E di fatti, mi stavo chiedendo perché Twitter impiegasse così tanto a rilasciare un aggiornamento per la sua app mobile per aggiornare l’icona includendo il nuovo uccellino. Ma alla fine l’aggiornamento è arrivato ed è leggermente più sostanzioso di quello che pensavo.
La nuova versione dell’app per iOs e per Android infatti amplia il supporto alle notifiche push, prima ridotte a mentions, favoriti e retweet. Oggi viene invece introdotta la possibilità di essere avvisati di ogni nuovo tweet di qualsiasi contatto che seguiamo. L’opzione è attivabile dal pulsante “azione” presente nella scheda di ogni contatto e selezionando la voce “Attiva notifiche”. Il modo ideale per essere aggiornati con le notizie dell’@Internazionale o per scoprire i ritardi (ahahaha) di @TRENORD_miVC o per stalkerare qualche contatto. Il problema, al momento, è che il sistema di selezione delle notifiche non sembra funzionare e sto ricevendo aggiornamenti per ogni singolo tweet di ogni mio contatto. Ma è sicuramente un bug temporaneo. Oppure sono solo io ad essere sfortunato.
Sempre in tema di notifiche, ora lo stream sembra aggiornarsi in real time e, quando si è in una schermata diversa da quella principale, compaiono delle mini-notifiche per nulla invasive al posto della barra di stato dell’iPhone.
Allineandosi con le funzionalità già implementate sul web, con il nuovo update anche da mobile si potranno espandere i link con contenuti interattivi provenienti dal alcuni partner di Twitter: una funzione perfetta per un utilizzo da smartphone, eliminando (o per lo meno, rimandando) la necessità di aprire il contenuto nel browser e permettendo di visualizzare il contenuto (immagine, video o altro) direttamente nella schermata del singolo tweet. Inoltre alla lista dei partner si aggiungono oggi anche Kickstarter, Etsy e Vimeo. Al momento non funziona ancora: this new experience will roll out gradually to web, iPhone and Android users.
Altre caratteristiche mutuate da twitter.com sono il miglior autocompletamento per la barra di ricerca, che su mobile dovrebbe offrire più suggerimenti rispetto alla precedente versione dell’app, e una futura compatibilità con con gli speciali curati direttamente da Twitter sugli eventi speciali. Ad oggi esiste solo quella dedicata al NASCAR, che aggrega e seleziona tweet e contenuti multimediali collegati all’evento, ma son curioso di vedere come verrà implementata la funzione su mobile. La cosa certa è che stanno preparando il sistema per garantire un’ottima copertura per Londra 2012.
Infine, un piccola novità a livello di interazione: tappando sull’avatar di un utente si va direttamente al suo profilo.
Oreo supporta con orgoglio
Il 25 giugno, negli Stati Uniti, è stato il giorno nazionale del Pride.
E Oreo, famosa marca del gruppo Kraft Nabisco, ha celebrato la giornata pubblicando sulla propria pagina fan su Facebook la seguente immagine, accompagnata dallo status “Proudly support love!”.
Credo che sia uno dei primi esempi di supporto e di prese di posizione di un brand così importante e famoso (al momento la pagina ha 26 milioni di fan), al di là di poche altre iniziative, con un minore impatto mediatico. Al volo mi vengono in mente Citroen Italia, che è sponsor del Festival Mix Milano, le 5 500 limited edition di FIAT per il Pride 2010 di Madrid (che non mi sono piaciute per nulla visto che nascono da stereotipi), l’impegno di Google, Facebook e delle altre tech-company a sposorizzare e sostenere i propri dipendenti nei pride di diverse nazioni con carri, bandiere e gadget.
Le reazioni all’immagine sono state molte e diverse. Numericamente, al momento si contano 210mila like, 63mila share e 33mila commenti. Al livello di contenuti, invece, troviamo i classici commenti pro e contro, accompagnate dalle minacce di boicottaggio all’intero gruppo Kraft (e la conseguente l’immagine di reddit sulla difficoltà di metterlo in pratica):
- Oreos have always been one of my favorite cookies. I’m going to make sure to buy them for the rest of my life now. Thank you so much for standing up for gay rights. ♥
- Not right
- Now I hate Oreos
- This is absolutely disgusting. Your attempt to ‘normalize’ the behaviour of homosexuals has cost you a customer
- Okay, goodbye Oreo. I don’t support same-sex relationships
- This is more homosexuality shoved down our throats
As a company, Kraft Foods has a proud history of celebrating diversity and inclusiveness. We feel the OREO ad is a fun reflection of our values.
Un nuovo logo per Twitter
Il branding di Twitter è sempre stato molto riconoscibile, ma oggi perde definitivamente la “t” minuscola che l’ha accompagnato per molti anni e rimane semplificato in una unica, “nuova” icona:
Via la scritta di twitter, le bolle, le “t” minuscole: l’operazione consolida l’immagine del brand nella ridisegnata immagine dell’uccellino blu. Un’unica immagine che verrà usata ovunque, senza generare confusione: dal sito, all’icona dell’app, ai tweet button, alle collaborazioni con i partner.
La nuova icona rende immediatamente l’idea di twitter: costituita da una serie di archi di cerchi che si intersecano, rende immediatamente l’idea della semplicità che sta alla base del servizio. L’uccellino perde il ciuffo, ma vola ancora più verso l’alto, a simboleggiare libertà, speranza e possibilità illimitate.

Qui il post di presentazione del nuovo logo sul blog ufficiale
Qui le Twitter Trade Mark and Content Display Policy
Diablo 3, problema o soluzione?
Ritorna Paolo a scrivere su questo blog. Ecco quello che pensa del gioco più atteso degli ultimi 8 anni: Diablo III.

Mi rendo conto, a poco a poco, di stare invecchiando: sento prepotente la voglia di condividere le mie opinioni con gli altri, un tratto che non mi è mai granchè appartenuto; meglio non addentrarci nella psicologia spicciola e tiriamo dritti avanti.
Il 15 di Maggio è uscito Diablo 3. Quel punto dopo il “tre” ha qualcosa in comune con in manzoniano punto del “5 Maggio”: Ei fu. Non dovrebbe esserci proprio niente altro da dire, dovremmo starcene tutti incollati a sviscerare il mondo di Sanctuarium… invece no; guardate i forum ufficiali, pieni zeppi di post (una bassissima percentuale dei quali sono lusinghieri), guardate i dibattiti su ogni piattaforma dedicata, guardate ME che sto qui a scrivere. Qualcosa non va con questo nuovo Diablo, non va proprio. Perchè? Cosa c’è di sbagliato e soprattutto perchè questo momentaneo (si spera) incepparsi della perfetta macchina da grandi videogiochi che ha preso il nome di Blizzard ci sconforta e ci intristisce cosi tanto? Proviamo a rispondere
La persona media convinta di avere le risposte pronte in tasca per la sua sfera di interesse (il tifoso, il cinefilo, il simpatizzante politico, il videogiocatore) è una figura abbastanza patetica (non la sola, in realtà); ma qualche domanda dovremo pur farcela… e le ho fatte, ce le siamo fatte tra amici che hanno aspettato con ansia questo gioco e ci si sono fiondati come me al day1, abbiamo discusso, abbiamo ipotizzato, abbiamo scosso la testa dicendo “mah…”, e io mi sono fatto le mie opinioni. Un doveroso ringraziamento al buon Mellon, compagno di gioco e di appassionate discussioni su questo e altri temi.
Diablo 3 non è un brutto gioco, anzi: il concept grafico è straordinario e anche le meccaniche di gioco lo sono: ogni classe è splendidamente realizzata e risulta molto diversa dalle altre sia sotto il profilo di gameplay che sotto il profilo estetico (grafico, comportamentale, etc). La colonna sonora del gioco è di prim’ordine, ti viene proprio voglia di giocarci e di vedere come andrà a finire, di sbloccare la prossima skill o runa per il tuo personaggio, di vederlo sempre più potente, di usare le nuove mosse anche solo per le animazioni; ti viene voglia di provare altre classi, ti viene voglia di giocarlo con gli amici perchè è fantastico spaccare tutto senza capirci niente con altre 3 persone.
Finisci la storia, inizi a capire quale è la tua classe preferita e come si dovrebbe fare a usarla, gli amici non sempre ci sono. Poi? Eh, cazzo.
Sul “Poi” Diablo 3 cade, secondo il sottoscritto in maniera anche abbastanza fragorosa: La breve campagna (troppo breve, solo 4 atti) ci si ripropone con difficoltà e loot sempre maggiori, ma è sempre la stessa cosa. Andare in giro a “farmare” oggetti sempre più potenti ha il suo fascino, ma chiunque dopo un po’ si annoia di trovare oggetti che sistematicamente sarebbero stati utili 10 livelli fa o sarebbero utili a un’ altra classe. Non è granchè divertente andare in giro in una difficoltà dove qualsiasi mob generico è in grado di farti fuori con un colpo… non si chiamano hack and slash, quelli li. Certo, la blizzard aveva annunciato una difficoltà fuori dal comune per le campagne rigiocate… ma c’è modo e modo. A mio parere questa non sembra difficoltà, mi sembra tutto un enorme stupidissimo gear check: “non hai l’equipaggiamento abbastanza figo? Di qui non passi. E anche se ce l’hai, devi ammazzare i mostri in QUESTO modo, kitandoli per ore”. E come me lo faccio l’equipaggiamento? “Farmando gli atti precedenti dove te la cavi”, dicono. Ottimo. Sono livello 54 e oggi, appositamente, ho fatto per 5 volte le catacombe reali, re scheletro compreso. Il livello medio degli oggetti droppati era 46, 5 oggetti erano specifici per la mia classe e uno solo aveva delle caratteristiche utili alla mia classe (ricordiamo che gli items sono casualmente generati, potreste ritrovarvi una balestra da mano con +int). Questo oggetto era per personaggi di livello 44. Bene. Adesso che faccio?
C’è l’auction house, la casa d’aste, naturalmente. Perchè perdere tempo a livellare inutili artigiani in game, o a cercare di droppare un equip decente? Ti fai le tue run, raccogli le tue cose, le vendi all’asta, e ti compri quello che ti serve. Ho il sospetto, credetemi, che la blizzard lo stia facendo apposta. Le generose provvigioni che si accaparreranno una volta aperta l’asta a soldi reali beh… non mi fanno cambiare granchè idea.
“Geno, sei un nabbo”, diranno alcuni, “Diablo si è sempre basato su queste cose, la disperata infinita ricerca dell’oggetto giusto, bla bla bla”. Vero, ma a questo punto l’auction house mi dovrebbe diventare inutile, non una sorta di “refugium pecatorum” per chi ha la sfiga di non trovare un item decente. Credetemi, compratevi un paio di pezzi decenti all’asta e la difficoltà dell’atto in cui siete cambierà dal giorno alla notte, ne sono testimone. Dio santo, che noia.
E tecnicamente parlando, che dire? La blizzard ha veramente perso un’occasione d’oro: un gioco aspettato da almeno 8 anni, successore di una delle più grandi saghe… poteva essere il gioco dell’anno, del lustro, poteva entrare nell’ imperituro olimpo dei videogiochi sfondando la porta a calci. No, no no, affatto. Non lo so cosa sia capitato giù alla blizzard, ma hanno inanellato una combo di cazzate veramente allucinante, enunciamo:
- Impossibile giocare per le prime ore dopo il lancio. Abbastanza fastidioso per chi ha comprato la digital edition con lo slogan “BE READY TO PLAY WHEN THE SERVERS GO LIVE”
- Consistenti problemi a entrare nei 2 giorni successivi. O si stava fuori, o si entrava con disconnessioni random, achievments che non funzionavano, personaggi che sparivano, e cose cosi.
- Sta cazzo di lag. Oramai la situazione, a parte di sera, sembra essersi stabilizzata; tuttavia io stesso riscontro di quando in quando i cosiddetti “lag spikes”. In difficoltà normale non era un problema grave, ma adesso un secondo perso vuol dire un secondo in cui dovrei alternativamente picchiare/scappare e invece sto li fermo a prenderle. E muoio. E mi incazzo. Mi sta benissimo giocare sempre online per la storia della pirateria, l’asta, bla bla bla, ma almeno fatemi giocare come si deve.
- Hackeraggi selvaggi, di cui non ci ho capito un granchè, che hanno già stravolto l’economia del gioco e credo la stravolgeranno ancora di più con l’asta a valuta reale. La blizzard ha semplicemente detto che “la colpa è di chi si fa fregare l’account, non nostra”. Onestamente, da tecnico pc, non so a chi credere.
- Problemi di natura squisitamente tecnica: il gioco non si installa, ci sono errori, crash, requisiti di sistema sballati, mio dio un casino enorme. Verranno fixati certo, però che cazzo.
- Gli hotfix. Non mi importa che abbiano nerfato 3 classi su 5 perchè la difficoltà maggiore risultava troppo facile… ma nessuno ha provato queste cose prima del lancio? Non accorgersi che 3 classi hanno una build che praticamente rovina il gioco è proprio una cazzata. Ero pronto a scommettere che mentre noi, poveri coglioni, ci trastullavamo con la beta/demo, almeno un centinaio di persone serie e assunte stessero provando tutto il provabile del gioco. Ora non ne sono più tanto convinto.
Ma certamente, ma certamente, sono tutte cose che con il tempo verranno sistemate. Eccome. Tuttavia ho l’amaro in bocca, questi sbagli non sono sbagli da Blizzard, sono sbagli da un gioco che pago 10 euro su steam di una compagnia mai sentita, non da gente che mi ha tirato fuori World of Warcraft e che SA come fare un bel Diablo, visto che i precedenti 2 li hanno fatti loro.
La mia personale opinione è che la Blizzard abbia sminchiato un po’ di cose con questo lancio e abbia subito un colpo d’immagine di proporzioni ragguardevoli. E’ anche vero che non paghiamo un abbonamento mensile per diablo quindi ci hanno già guadagnato il guadagnabile, ma è anche vero che l’auction house coi soldi veri deve ancora essere aperta e più gente è delusa, meno gente gioca; e meno gente gioca, meno gente mette cose all’asta; e meno gente mette cose all’asta, meno la blizzard ci guadagna in provvigioni. Ma questi non sono affaracci miei.
In definitiva non condivido l’opinione di chi urla “Buon Dio, ridatemi i miei soldi”: il gioco è ben fatto, divertente e ha sicuramente delle potenzialità. Solo io mi ci sto già annoiando un pochino e ci gioco da 2 settimane, non 2 mesi.
Forse, come mi ha fatto notare il mio amico Mellon, ci aspettavamo troppo da questo diablo 3. “troppo hype”, mi diceva e mi dice. Forse è vero. Ma in sostanza, che cosa ci aspettavamo?
La relatività ci ha insegnato che non ha senso dare una scala di valori se non specifichiamo anche RISPETTO A CHE COSA stabiliamo questa scala. Quindi quali erano le aspettative per questo diablo, giuste o sbagliate che fossero?
CI si aspettava certamente un super mega titolo, anzi un super mega blizzard-titolo. Ci si aspettava un gioco che potesse intrattenerci per degli anni, senza perdere interesse o diventare banale. Ci si aspettava erroneamente un sostituto di WoW, ci siamo resi conto troppo tardi che i due giochi non saranno mai in competizione: operano su terreni differenti.
Ci si aspettava sicuramente un gioco standard blizzard, cioè un gioco perfetto sotto ogni aspetto: grafico (c’è), tecnico (non c’è), musicale (c’è), di meccaniche di gioco (c’è), di bilanciamento (non c’è, a quanto pare). Andiamo, ci si aspettava altro.
Non lo so, non lo so, non so come finirà questo diablo 3: non so se in capo a qualche mese perderà la stragrande maggioranza del pool di giocatori o se la blizzard, con un colpo di genio, lo farà tornare alla ribalta con una trovata delle sue.
E’ un ottimo gioco, per carità. Se non si fosse chiamato DIABLO e non fosse stato sviluppato dalla blizzard, saremo tutti qui a scrivere recensioni entusiaste, senza dubbio.
Ma se la Blizzard è il teatro La Scala dei videogiochi, è evidente che anche le più piccole stecche vengano sonoramente fischiate. Dixi.
Un ottimo gioco, ma che cazzo. In 7 anni di sviluppo, potevate inventarvi qualcosa di un po’ più epico. Siete la BLIZZARD, non il mercatone dell’arredamento di Fizzonasco.
In arrivo l’App Center di Facebook
Seguendo la scia dell’App Store e di Google Play, anche Facebook si prepara a lanciare il suo App Center, studiato per permettere agli utenti di scoprire nuove applicazioni social da usare.
L’App Center sarà consultabile direttamente via web e mobile. In quest’ultimo caso, permetterà di installare facilmente l’app apposita per il proprio sistema operativo, senza doverla ricercare manualmente nello store del proprio OS.
Ogni applicazione avrà una pagina descrittiva all’interno dell’App Center, che diventerà anche la pagina di presentazione mostrata agli utenti che tentano di accedere all’applicazione per la prima volta.
Oltre a nome, descrizione e categoria dell’app, si dovranno fornire:
- icona in 4 formati (16 x 16, 64 x 64, 96 x 96 e 128 x 128 ) che coprono tutti gli usi all’interno di facebook: bookmark, feed, hover card, pagina app mobile e pagina app web
- cover 800 x 150 pixel
- screenshot da una dimensione minima di 320 x 320 px ad una massima di 2048 x 2048
- banner promozionali che verranno usati nelle varie sezioni dell’app store.
Per ogni tipologia di immagine, Facebook consiglia di inserire sempre il nome dell’app ben visibile, evitare gli sfondi bianchi, gli angoli arrotondati, i bordi e lasciare sempre del padding di sicurezza.
maggiori informazioni su: App Center – Facebook Developers
L’importanza dei dettagli
Mac OS ha delle icone meravigliose e tra le mie preferite vi è quella di Automator.
Fino a Mac OS X Lion 10.7.3 l’icona era quella di sinistra. Bellissima, piena di dettagli, con materiali metallici decisamente realistici.
Poi arriva la 10.7.4 e l’icona cambia. Diventa quella di destra. Via tutti quei riflessi, cambio del materiale per il tubo e le braccia/gambe del robottino, i piedi rimpiccioliti, l’ombra appena accennata, i passaggi cromatici resi più netti, l’eliminazione di alcuni particolari (il bottoncino sopra la testa, le orecchie in rilievo).
E improvvisamente la vecchia icona sembra brutta, pacchiana, antica.
(poi ci sarebbe anche parlare del fatto che siamo passati dall’avere 4 formati di icone - 16×16, 32×32, 128×128, and 512×512 – a 10 - 16×16, 32×32 HiDPI, 32×32, 64×64 HiDPI, 128×128, 256×256 HiDPI, 256×256, 512×512 HiDPI, 512×512, and 1024×1024 HiDPI. E non si tratta di semplici resize.)
Volkswagen Amarok FlipDrive: il primo Facebook Flipbook
Volkswagen Amarok is the ultimate all train vehicle. It goes on everywhere, from mountains to streets of urban jungles
E per dimostrarlo, McCann İstanbul ha pensato ad un flipbook da sfogliare direttamente su facebook e che vada avanti in loop, finché l’utente non si stanca.
Questo il video demo:
Qui la gallery su Facebook per provarlo di persona (dopo averlo lasciato caricare): Amarok Flipdrive
iTunes Match: prime esperienze d’uso
È disponibile da oggi (anche se ufficialmente non risulta ancora attivo nel nostro Paese) iTunes Match, il servizio che permette di salvare tutta la propria library musicale su iCloud e di accedervi senza problemi da fino a 10 device, che siano computer, iPhone, iPad ed AppleTV, al costo di 25,99€/anno.
Dopo aver effettuato il pagamento, si potrà accedere ad iTunes Match direttamente dall’elenco sorgenti di iTunes e far partire lo scan della libreria. Mi ha riconosciuto solo 2.3000 canzoni su un totale di circa 8.000: significa che purtroppo la maggior parte della mia collezione deve essere caricata sui server di Apple perché possa essere fruibile dagli altri device.
Il sistema carica fino a 25.000 canzoni, ma dal conto sono esclusi gli acquisti effettuati tramite il proprio account iTunes.
Tutti i device avranno accesso non solo alle canzoni, ma anche alle playlist (anche se sembra che le “smart playlist” non vengano sincronizzate correttamente). Tutte le modifiche fatta alla libraria su qualsiasi computer, iPhone, iPad, iPod Touch si riflettono su ogni altro device collegato all’account.
Ho riscontrato però un bug (discusso più e più volte sui forum di supporto americano) che ha portato all’eliminazione/modifica del contenuto di alcune playlist. Dopo un po’ di ricerche e prove varie, sembra sia collegato al fatto che ho tentato di accedere alle playlist dall’iPhone prima che fosse conclusa la sincronizzazione. Così le playlist sono state scaricate “com’erano” sul device e successivamente ricaricate su iCloud (e quindi su iTunes). Quello che si consiglia è quindi di procedere con un po’ di passaggi di sicurezza prima di abilitare il proprio telefono o iPad:
- effettuare un backup della propria library;
- attendere la fine della prima sincronizzazione di Match con i server di Apple;
- collegare l’iPhone/iPad ad iTunes e deselezionare tutte le playlist e gli artisti dalla scheda “musica” delle impostazioni. Avviare il sync, che eliminerà tutti gli elementi musicali;
- ritornare nel tab “musica” e disattivare la sincronizzazione della musica. Applicare le modifiche;
- staccare il device dal computer e attivare iTunes Match (in impostazioni -> musica dopo qualche secondo dovrebbe comparire la voce “iTunes Match”);
- avviare l’applicazione Musica e aspettare che si sincronizzi (potrebbe volerci da qualche istante a qualche minuto).
Ora c’è solo da verificare l’effettivo consumo di banda di Match su iPhone e iPad e (soprattutto) capire come mantenere aggiornato lo scrobbler di Last.fm visto che viene eliminato il sync “fisico” tra iOS e iTunes. Che l’unica soluzione a questo punto siano degli scrobble manuali tramite app (come CloudScrob)?









