No, non so se mi piace la pioggia.

In genere direi di no.

Eppure.

Eppure mi sono reso conto di essere sdraiato sul divano, guardo fuori da quella finestra a cui – per pigrizia – non ho abbassato la tapparella.

E guardo la pioggia cadere, bagnare il vetro.

Vedo i lampi rischiarare di tanto in tanto il cielo.

Sento il picchiettio sul tetto.

Sono sul divano, con un bicchiere di Muller Thurgau in una mano, il telefono nell’altra. Non sono una persona da vino, non sono una persona da vino in solitudine. Eppure è successo, complice un aperitivo con alcuni colleghi su Zoom e dei giochini scemi fatti assieme e le tante risate. Non so nemmeno come abbia quello spumante in frigo, chi me lo abbia portato e da quanto sia rimasto nel mio frigo. Però lo sto apprezzando.

Leggo un pezzo di Kotaku sul Joycon drift e mi immedesimo in tutto quello che scrive l’autore perché insomma, cretino io a non cambiarlo quanto potevo in garanzia. Cretino io a sentirmi invincibile contro questo problema che mi distrugge il relax di Animal Crossing.

Scopro che Baronciani ha trovato delle carte da parati, ci ha stampato su dei disegni e ora sono indeciso sul quale di queste meraviglie voglio comprarmi per casa nuova.

Riprende a piovere, fortissimo.

E penso che alla fine, nonostante tutto, sto bene così.

Ma forse, dico forse, starei anche meglio se mi alzassi ad abbassare le tapparelle.

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