Quello che vorrei da  Music

Domani è il giorno in cui  Music, tramite una serie di aggiornamenti per iTunes e iOS sarà disponibile in più di 100 paesi. È la versione made in Cupertino di un servizio di streaming musicale in abbonamento, che va a porsi come diretto competitor dei già conosciuti Spotify, Deezer, Rdio e – ultimo nato – TIDAL.

Da qualche mese sono un utente premium di Spotify ed effettivamente non ho mai più avviato iTunes, ma non sono ancora riuscito a trovarmi bene con la sua interfaccia e alcune logiche del programma. Ma ci sono due cose che mi mancano profondamente su Spotify: la mia vecchia libreria musicale, le mie numerose playlist (sia statiche che smart) e un sacco di artisti e canzoni che non disponibili in streaming per motivi vari.

Ecco che quindi quando hanno annunciato Music nel corso dell’ultimo keynote di Apple non potevo che essere contento di sentire che il nuovo servizio in streaming avrà un’integrazione diretta con la propria libreria musica preesistente: includerà il servizio iTunes Match (che rende disponibile la propria libreria su tutti i dispositivi collegati e aumenterà il limite da 25mila a 100mila tracce con l’arrivo di iOS 9) e si potranno aggiungere le tracce in streaming alla propria library per l’ascolto offline e creando quindi playlist con contenuti di origine mista.

Solo con questa feature Apple ha vinto la mia preferenza, superando (almeno sulla carta, poi si vedrà in pratica se funziona tutto come promesso) le due principali pecche di Spotify.

Inoltre, l’avere tutto integrato direttamente nell’app Musica dell’iPhone in modo nativo non è cosa di poco conto, sia a livello di prestazioni, che di comodità e di maggiore integrazione con dispositivi esterni (es: la radio della macchina)

C’è però una cosa di  Music che vorrei e che ho ancora capito se sarà disponibile subito o nell’immediato futuro: delle API pubbliche accessibili dagli sviluppatori: Apple dovrebbe un po’ smetterla di chiudersi nel suo mondo fatto di iTunes, iPhone, iPad e Apple TV e aprire il database musicale dei propri utenti a tutto ciò che gli sviluppatori avranno in mente, sia lato software che hardware.

In questo senso, i competitor di Apple sono molto avanti: Spotify Connect è comodissimo per continuare lo stream da un device compatibile all’altro, ottimizzando al massimo le prestazioni della rete (solo il device che riproduce le tracce si deve preoccupare del download dei dati), Shazam aggiunge in automatico le tracce riconosciute ad una specifica playlist su Spotify o Rdio e – per che no – anche tutte le varie app che elaborano statistiche sui propri dati di ascolto non sono male, permettendo di scoprire comodamente i concerti in zona dei propri artisti preferiti o avere anche solo delle infografiche sul proprio anno musicale.

Certo, qualcosa si muove: Ian Rogers (Apple Music senior director) ha annunciato che il supporto a Sonos arriverà ASAP, ma non al lancio:

Shazam ha già aggiornato l’app rendendola compatibile con  Music, ma per ora non si capisce se il supporto è solo per la riproduzione delle tracce (come già avviene attualmente con l’anteprima da iTunes Store) o anche per l’aggiunta alle playlist.

Insomma: l’impressione è che al momento non ci sono delle API pubbliche, Apple starà prendendo accordi privati con Sonos e le varie case di device, ma la cosa al momento mi lascia decisamente perplesso e mi fa temere per i tempi di adozione e aggiornamento dei dispositivi per supportare il nuovo servizio di streaming.

Intanto però, prepariamoci domani ad aggiornare iOS e iTunes e ad attivare questi 3 mesi di prova gratuita. Forse è finalmente arrivato il servizio in streaming adatto alle mie esigenze.

  2 comments for “Quello che vorrei da  Music

  1. roberto
    14 agosto 2015 at 12:34

    Ciao Lorenzo.
    Hai potuto verificare l’effettiva coesistenza delle tracce in streaming della propria library per l’ascolto offline, ottenendo playlist con contenuti di origine mista?
    Per me sarebbe il tè definitivo, finalmente……soprattutto per la parte indie che ho costruito negli anni in Itunes.
    grazie, roberto

    • 14 agosto 2015 at 16:31

      Ciao Roberto,
      sì, le playlist possono avere contenuti di origine mista, provenienti quindi sia dalla propria library che da quella di streaming, ma bisogna attivare l’opzione “libreria musicale iCloud”. È comunque anche possibile salvare le tracce per un ascolto offline.
      Nel mio caso però con la iCloud Library ho avuto qualche problema di “associazione” di alcune delle mie tracce (remix particolari che non venivano riconosciuti correttamente da iTunes e collegati a delle versioni presenti invece sullo Store) e quindi sull’iPhone me le sono ritrovate un po’ confuse.
      Ho lasciato quindi perdere Apple Music e sono tornato a Spotify, con buona pace del mio vecchio archivio e di tutti gli acquisti fatti nel tempo…

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