L’altra sera mi hanno invitato all’anteprima di The Last Viking all’Anteo.
Come immaginavo dopo aver letto brevemente qualche info qua e là, ma senza spoilerarmi troppo il film, sono uscito dalla sala abbastanza a pezzi, con un turbinio di pensieri e riflessioni che sinceramente non credo di riuscire a metter giù in maniera ordinata né sicuramente con giusto gergo.
Quello che riesco a dire è che un film molto bello, di quelli che vale la pena di vedere, anche se non è assolutamente facile da digerire.
Un corto animato, dal profilo estetico e narrativo veramente interessante, anche se parzialmente disturbante nei contenuti, racchiude tutto il film.
All’apparenza, lo svolgimento sembra abbastanza semplice e lineare da seguire. Eppure, intorno a problemi di salute mentale e di disturbo della personalità, la trama si sviluppa senza mai risultare banale e confondendo a tratti, lasciando straniti e a volte generando un sincero stupore.
Sviluppi inaspettati e colpi di scena si susseguono in un’alternanza di sequenze forti e visivamente pesanti a momenti di battute e risate leggere, fino ad arrivare a un finale che non lascia impassibili.
E che fa uscire dalla sala con una sensazione di straniamento, confusione, un po’ disturbati ma soprattutto con gli occhi umidi.

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