Quando è la comunicazione a trivellare

Non voglio esprimere il mio orientamento in merito al referendum, perché non credo sia la sede giusta, né credo interessi a qualcuno.

Quello che però vorrei dire è che questo referendum mi è sembrato bruttissimo: per la confusione che ha generato, per le polemiche e le infinite discussioni dai toni esacerbati che si sono visti sui social network.

Ma visto che c’è sempre qualcuno che sa dire le stesse cose in modo migliore, eccomi a citare quanto scritto da Enrico Sola:

È stato uno spettacolo spesso avvilente, forse il momento collettivo più basso della politica italiana, sia quella praticata dai professionisti, sia quella chiacchierata da noi elettori.

La sua analisi però non finisce qui e anzi, va avanti un post lungo e interessante che consiglio vivamente di leggere, anche se qui voglio riportare alcuni passaggi del sul terzo punto individuato da Enrico, quello sulla campagna bugiarda e di successo:

Che cosa è successo? È successo che le opportunità offerte da una narrazione forte hanno vinto su una narrazione onesta. Insomma, chiamare a raccolta gli elettori dicendogli di votare no alle trivellazioni nel nostro mare e no agli sversamenti di petrolio è facile e vincente. Impossibile dire di no.

La narrazione di un paese che difende la bellezza delle sue coste e del suo ecosistema marino dall’avidità dei petrolieri è bellissima. È anche completamente falsa, nel caso di questo referendum (salvo i petrolieri, che restano avidi in ogni caso), ma è comunque più forte dire #noalletrivelle che #noaquestomododierogareleconcessionidusodellepiattaformeestrattive.

In comunicazione, si sa, una bella bugia spesso funziona meglio di una verità noiosa.

Infatti i comunicatori del comitato del sì hanno fatto un ottimo lavoro, dal punto di vista del risultato (dal punto di vista dell’etica, se esistesse un giurì della pubblicità elettorale, la campagna del sì sarebbe stata fermata sul nascere per palese falsità): il concetto ha preso piede ed è stato utilizzato da tutti, in primis dai media.
Fatevi un giro online o leggete i giornali delle ultime settimane: tutti parlano di “referendum sulle trivelle”. Perfino chi si opponeva al referendum ha finito per chiamarlo così.

 

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