La sostenibilità economica di Amazon Prime

Mi ero sempre chiesto come facesse Amazon a sostenere il suo servizio Prime.

Come utente, con 4-5 ordini l’anno si va praticamente in pari con il costo annuale di 19,99€ (con prova gratuita di 30 giorni) e si ottiene anche la spedizione a un giorno, se in zone coperte dal servizio. In USA e UK il servizio costa un po’ di più, ma include anche l’accesso al servizio di streaming video offerto dalla società.

Ma come azienda, un’offerta del genere porta sì ad un maggiore numero di ordini da parte di un numero sempre maggiore di utenti fidelizzati, ma anche maggiori costi di magazzino, di gestione ordini, di spedizioni.

L’enigma è presto svelato da questo articolo di fool.com: sostanzialmente Amazon fa pagare delle fee di magazzino ai diversi merchant che vogliono partecipare al programma spedito da Amazon, che lo rende compatibile con la spedizione Prime per i clienti. Sono fee calcolate sulla base della superficie occupata dalle merci, dalla dimensioni dei singoli pacchi, dal periodo dell’anno (le festività costano di più, ovviamente) e dalla lunghezza del periodo di giacenza in magazzino.

In altre parole:

Amazon rents out its warehouse space and charges merchants for fulfillment services and inventory management, but in return, merchants know that Prime members spend a lot more and highly prefer to buy products that are eligible for Prime shipping. That’s what they pay for on their end, after all. Amazon also justifies earning these fees by providing support and service, plus merchants can even use FBA for orders placed outside of Amazon.com.

Foto di copertina di Luke Dorny da Flickr

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