FriendFeed è morto, viva FriendFeed*

* Ok, è vero, tecnicamente al momento FriendFeed non è ancora morto e chissà quando verranno effettivamente spenti i server… però quest’attesa della fine sta diventando straziante e tanto valeva far uscire il post, no?

La notizia era stata diffusa un mesetto fa: chiude FriendFeed e molti, troppi ne hanno già parlato a lungo.

Annuncio chiusura FriendFeed

 

Però mi sembra giusto dedicargli un post visto che per la mia esperienza è stato il social network più social tra tutti quelli su cui ho (avuto) un account.

home page di FriendFeed

Da un punto di vista meramente tecnico, FriendFeed è stato un innovatore: i suoi sviluppatori hanno implementato il concetto di like (copiato poi da Zuckerberg e importato nel suo Facebook), gli aggiornamenti in real time della home e dei commenti di un post senza bisogno di fare refresh della pagina, l’editing di post e commenti, la possibilità di creare e seguire gruppi pubblici e privati, il meccanismo di notifiche friend-of-a-friend, gli account fantasma e le liste (in cui poter inserire anche il feed delle discussioni e dei preferiti di un qualsiasi altro utente, per uno stalking all’ennesima potenza), gli hashtag.

[Per maggiori i dettagli tecnici però vi rimando a questo ottimo articolo di Andrea Grassi]

Tutte caratteristiche che oggi diamo per assodate e banali, ma ai tempi erano una grande innovazione ed è incredibile come abbiano funzionato fino oggi senza troppi problemi, nonostante l’assenza di manutenzione dei server.

Chi avrebbe mai pensato che dopo essere diventato amico di Facebook nel 2009 (alla modica cifra di 47.5 milioni di dollari), FriendFeed avrebbe resistito per altri 6 anni senza aggiornamenti, senza nuove funzionalità e senza diventare obsoleto e dimenticato tra i byte del web? Sicuramente è resistito così tanto non solo per la qualità del codice che gli dava vita, ma soprattutto per il forte senso di community che è riuscito a creare tra gli iscritti, rimanendo un luogo di conversazione relativamente libero e decisamente fuori dai radar: quella terra di nessuno in cui poter dire quello che si voleva senza l’obbligo del nome e cognome, senza gli amici, il cugino, la mamma e la zia.

Però me lo ricordo l’inizio e quel “ma tu ci sei su FriendFeed?” di Serena. Che magari non me l’aveva scritto lei su Gtalk (sì, si chiamava ancora così), ma io lo associo a lei.

Era l’epoca del fiorire dei social network, dell’iniziare a iscriversi ovunque e FriendFeed era nato nel 2007 proprio come aggregatore dei feed di altri social: un posto unico dove seguire amici e conoscenti (online) ed essere sempre aggiornati su tutte le loro attività e poterle commentare, indipendentemente dalla piattaforma di origine: blog, Facebook, Twitter, last.fm, Flickr,

Servizi di import di FriendFeed

E, di amico-dell-amico in amico-dell-amico ho avuto modo di conoscere un sacco di persone, non solo virtualmente: sono nati tanti buoni rapporti di amicizia, anche profonda, che ancora oggi durano (qualcuna a caso ricorda il catalogo della mostra francese?) .

Ho parlato tantissimo delle mie passioni: i commenti sui videogiochi nell’indimenticabile stanza Invaders’ Den creata da Federico e Marina, le discussioni sui nuovi singoli e video musicali su Pop Around The Clock, il gossip su tutte le folli di Lady GaGa su RahRah, il gruppo dei Runners Italiani che seguivo con interesse e ammirazione, anche se ancora non praticavo con costanza, divorato recensioni su Cinema Amore Mio e su La cabina di proiezione e aperto con immensa paura spoiler la pagina di Prossimo Episodio.

Invaders' Den su FriendFeed

È stato il luogo in cui ho avuto modo di avvicinarmi ad esperti di quello che poi è diventato il mio lavoro (e lì, su quel socialino dell’odio nello specifico anche trovato più lavori): su FriendFeed non solo ho visto nascere i primi timidi esperimenti di customer care social (chi era? Era una telco, giusto?), ma ho avuto modo di tenermi ben aggiornato, discutere e commentare le novità del settore.

Serietà a parte, c’era anche tutto il resto: le frivolezze, i flame come i migliori dei forum (con l’aggiunta pericolosissima del realtime, dell’edit e degli screenshot), i perculi costanti, il giocone, le Cronache di Parmia, i GIAO e i cavollo, Angelo Fissore e gli altri fake, il caps lock, i ladri di cuscini, i container per l’Aquila, il quartiere Sucate, i puntoesclamativi e gli UNO 1 UNO, la paura di sbagliare ad inviare un DM e pubblicarlo invece in home, i commenti alle dirette su Radio Nation, le #piastrelle, le challenge, il cross-posting su Slucchettati, i digest via mai.

Lo so che si tratta di accenni nostalgici che fanno alzare diversi sopraccigli a chi non l’ha mai frequentato: nel tempo sono nati infiniti meme, modi di dire e inside jokes comprensibili solo a chi era presente sul social network, seguiva quel che succedeva e rimaneva aggiornato sugli argomenti.

E ora, tutto questo insieme di amore e odio, questo sta per finire e sappiamo benissimo che sarà difficilissimo ricrearlo altrove.

E, come sempre, la dielle ha le parole perfette per l’ultimo saluto:

Ultimo saluto dielle

 

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